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Acqua leggera, povera di sodio o calcio: facciamo il punto sull’acqua da bere

Acqua leggera: deve essere povera di sodio o calcio, ma i due elementi devono essere assolutamente presenti, tranne in caso di determinate patologie. 

Acqua leggera, povera di sodio e calcio. Sarebbe questa la formula perfetta dell’acqua da bere. In realtà, l’acqua potabile deve avere precise caratteristiche, come ha spiegato Marco Faustini, della Neuroendocrinologia dell’Irccs Istituto delle Scienze neurologiche di Bologna.

“Da qualche tempo diversi messaggi pubblicitari ci inducono a bere grandi quantità d’acqua per ‘tonificarci’, ‘pulirci dentro’ e ‘idratarci’, ed è molto importante fare chiarezza”, continua Marco Faustini Fustini. Insomma, anche sull’acqua fioccano le ‘bufale’. “La pubblicità sottolinea con grande rilievo l’importanza delle acque senza questo o quell’elemento, ma dal punto di vista medico questo non ha alcun senso, salvo poche e rare eccezioni”.

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Al Congresso Nazionale Ame, svoltosi a Roma dal 9 al 12 novembre, gli esperti si sono confrontati sul rapporto malattie, come quelle della tiroide e del metabolismo, diabete e osteoporosi, e l’assunzione di acqua e le sue ricadute sulla salute.

Acqua leggera: facciamo chiarezza

“In realtà – spiega l’esperto dell’Associazione medici endocrinologi (Ame) – l’acqua deve essere fonte anche di sali, che concorrono al benessere complessivo dell’organismo: se è vero che l’acqua è il principale componente del nostro corpo, è altrettanto vero che il sodio è il principale elemento al di fuori delle cellule. Un’acqua molto povera di sodio, pur essendo spesso propagandata come elisir di lunga vita e di bell’aspetto, trova assai poche indicazioni in ambito medico. Si può fare un discorso analogo per le acque povere di calcio: se si escludono alcune malattie molto particolari, non c’è motivo di consumare acque povere di questo elemento. Al contrario, in un’epoca in cui la popolazione assume scarse quantità di calcio con la dieta, assumerlo con l’acqua – assicura l’endocrinologo – potrebbe aiutare a raggiungere il fabbisogno giornaliero e ridurre il rischio di osteoporosi”.

Bere acqua in particolari condizioni di salute

“E’ bene ricordare che la bevanda per eccellenza, per dissetarsi e idratarsi, è proprio l’acqua che non dovrebbe essere automaticamente sostituita con bibite commerciali in genere troppo ricche di zuccheri. Ma quanta acqua dobbiamo bere ogni giorno? – continua Faustini Fustini – Ci sono alcune condizioni che richiedono modificazioni significative dell’introito giornaliero di acqua: ad esempio, nel caso di alcune condizioni che compromettono, direttamente o indirettamente, la capacita del rene a eliminare un carico di acqua, si può arrivare a consigliare di non superare gli 800 ml al giorno. Al contrario, in caso di diarrea profusa o dopo un periodo di ridotto accesso libero all’acqua, è consigliato aumentare l’apporto idrico giornaliero anche fino a 3-4 litri. In ogni caso si tratta di condizioni patologiche che richiedono il consiglio del medico e il ‘fai da te’ è sempre da evitare”

Bere acqua in buone condizioni di salute

“Una persona in buone condizioni di salute e con una dieta normale riesce a smaltire anche più di 10 litri di acqua al giorno – spiega l’esperto – ma in alcuni casi il corpo ha minori capacità di eliminare l’acqua in eccesso e si può arrivare alla condizione di iponatremia, ossia di ridotte concentrazioni sieriche di sodio, maggiormente diluito nel sangue. In questi casi, bere grandi quantità di acqua può portare a un’intossicazione che, seppur raramente, può essere letale. L’iponatremia può essere causata da farmaci, come diuretici tiazidici e antidepressivi – che interferiscono con i meccanismi che controllano l’equilibrio idrico del corpo – o in seguito a malattie che comportano una secrezione inappropriata di ormone antidiuretico e quindi concentrano in maniera eccessiva le urine, come può accadere in alcuni casi di tumore del polmone o di malattie, per lo più a carico del sistema nervoso centrale (meningiti, traumi cranici, emorragie cerebrali), che innescano la secrezione eccessiva dell’ormone da parte della neuroipofisi”.

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Inoltre questo problema “può manifestarsi anche se la dieta è molto povera di soluti, come nelle persone indigenti, in quelle con anoressia nervosa o nelle persone dedite al consumo di grandi quantità di birra (che è, appunto, un liquido molto povero di soluti). L’iponatremia – conclude l’endocrinologo – colpisce circa il 10-15% dei pazienti ricoverati in ospedale e, anche se i casi gravi sono rari, la terapia deve essere tempestiva, per evitare conseguenze soprattutto a livello cerebrale”.

L’impianto La casa dell’acqua Tecnofonte riduce la presenza di sodio e calcio nelle quantità previste dalla normativa vigente. 

Fonte Adnkronos